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Angoscia esistenziale: cos’è e come combatterla

Non si sente parlare spesso di angoscia esistenziale, eppure sono tante le persone che ne soffrono e magari non se ne rendono conto. Essendo questo tema poco trattato, non è raro che le persone non sanno che hanno bisogno di uscire da questo “malessere della vita”.

Dell’angoscia di per sé abbiamo già parlato in un precedente articolo. Sappiamo infatti che si tratta di uno stato emotivo piuttosto comune, il quale è associato a delle sensazioni inquietanti. Chi lo vive per esempio tende a provare una vera e propria sensazione di soffocamento, si sente spesso triste e vulnerabile. Può essere una sensazione passeggera oppure, può durare un po’ più a lungo.

Cos’è l’angoscia esistenziale

L’angoscia esistenziale di solito si associa alla paura e il timore di essere feriti dalle persone che si hanno intorno. Si ha paura di essere attaccati e questo ci succhia via le energie. Nonostante sia legato soprattutto a questo aspetto, l’angoscia esistenziale si trova un po’ in tutti quanti gli aspetti della vita. Riguarda per esempio la paura stessa di vivere. E’ uno stato di angoscia che risucchia la forza vitale e può portare anche alla comparsa di sintomi fisici, un po’ come accade anche con l’ansia.

L’angoscia vitale, proprio come l’ansia, non possono essere considerate paure utili, cosa che accade invece con lo stress. Sono infatti due fenomeni che provocano sofferenza nella persona che lo vive, spesso legate a fatti mai avvenuti o paure totalmente infondate.

Chi soffre di angoscia esistenziale è raro che ne riesca a uscire da solo. Si tratta di un problema a “tempo illimitato”, spesso associato alla sensazione di paura e di minaccia che qualcosa di terribile stia per accadere. E’ un’emozione molto complessa ed è difficile da affrontare.

Una condizione psichica connessa con delle riflessioni molto profonde, legate proprio ai conflitti dell’esistenza. L’uomo si confronta con quella che è la sua stessa esistenza e si sente perduto davanti all’incertezza. Si sente disperato davanti alla consapevolezza della morte.

In molti hanno approfondito il tema, da alcuni filosofi come Kierkegaard a diversi psicologi e psichiatri. Sono stati condotti diversi studi a riguardo, in particolare è stato sottolineato come l’angoscia esistenziale è fortemente legata al concetto dell’angoscia della morte.

Spesso chi ne soffre sono persone che hanno già disturbi psicopatologici, perché sono più aperti e suscettibili davanti alle preoccupazioni fondamentali della vita. E’ un concetto che è stato spesso approfondito anche dal punto di vista sociale.

Sintomi dell’angoscia esistenziale

Il primo sintomo è la forte sofferenza provata dalla persona nel comprendere la natura umana, strettamente legata alla morte. E’ un fenomeno che provoca disagio in chi lo vive perché limita fortemente nel quotidiano. Ci sono una serie di sintomi spiacevoli, come per esempio il fatto di soffrire di stati ansiosi ricorrenti o quasi perenni.

C’è sempre la paura di essere feriti, la paura della morte e quella del senso della propria esistenza a mettere in atto una serie di meccanismi devastanti. Compaiono così sentimenti spiacevoli, si è sempre tristi e depressi. In verità l’angoscia esistenziale ha una certa capacità di “manomettere” anche la salute fisica.

Non è raro infatti che possa provocare:

  • Sensazione di soffocamento
  • Difficoltà respiratorie
  • Eccessiva sudorazione
  • Nausea
  • Mal di testa
  • Mal di pancia

Come superare l’angoscia esistenziale

Il primo passo è rendersi conto di soffrire di angoscia esistenziale. Una sensazione difficile da gestire e da affrontare da soli, per questo motivo il secondo passo è quello di andare da uno psicologo per poter ricevere un aiuto professionale.

La terapia infatti aiuta davvero a cambiare la vita del paziente e il suo modo di pensare. Lo scopo dello psicologo è di offrire al proprio paziente le armi necessarie per combattere questa sensazione di angoscia, senza reprimerla o negarla. Quando lo si fa infatti si hanno degli effetti negativi, uno di questi è l’impossibilità stessa di poter lavorare bene sul problema.

Viene svolto un bel lavoro introspettivo, dove la persona si guarda dentro per capire quali sono le emozioni legate al disagio. Inizia ad ascoltare se stesso, a comprendere meglio il proprio vissuto. Un po’ alla volta arriva a individuare la radice stessa di queste sue paure e ansie.

Gli esperti in questo caso di solito suggeriscono di scrivere tutto su un quaderno, appuntando in modo preciso quali sono le situazioni che fanno nascere il timore e quali sono le emozioni associate.

In fine c’è la Terapia di esposizione. E’ una terapia che porta la persona a guardare in faccia le proprie fobie. Perciò serve capire quali sono le situazioni che fanno sentire minacciata o attaccata la persona. Esporsi alla situazione stessa è un buon passo per ridimensionare la fobia e la paura.

Claudia Lemmi

Classe '89, una passato di arte che inizia con un pennello e prosegue con una biro in mano. Oggi sono web writer specializzata nella creazione di contenuti sul benessere, la salute e l'alimentazione.

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