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Bloccare il covid con l’aerosol: la scoperta

Il vaccino è uno strumento necessario per la lotta contro il covid e grazie a lui abbiamo visto ridurre notevolmente il numero di decessi e di ospedalizzazioni. Ciò non significa però che non siano necessari ulteriori studi a riguardo. La lotta al Covid infatti può essere portata avanti anche grazie ad altri farmaci utili.

Secondo la ricerca condotta da parte degli immunologi della University of Pittsburgh School of Medicine, attualmente condotta solo sui criceti, sembra che grazie a un normale inalatore portatile sia possibile bloccare la proliferazione dell’infezione. All’interno di tale, comunissimo apparecchio però, occorre inserire un aerosol di particelle specifico.

Pare che tale sostanza una volta arrivata ai polmoni blocchi l’azione della proteina spike di tutte le varianti note fino a oggi, inclusa la temibile variante Delta.

Una scoperta questa interessante, però rimanendo con i piedi per terra bisogna dire che al momento è stata sperimentata unicamente sui criceti. Perciò occorre capire come e in che misura è capace di agire sugli umani.

Come funziona il farmaco

Sembra che questo aerosol di molecole inalabili sono dei nanocorpi. In pratica frammenti di anticorpo che hanno dei vantaggi in più rispetto agli anticorpi monoclonali, come per esempio il fatto di essere più stabili ma anche più economici. Questo fa si che sia possibile trasportarli più facilmente anche nei Paesi in via di sviluppo e allo stesso tempo di conservarli più a lungo.

La scoperta è stata recentemente pubblicata su Science Advances e a farlo è stato proprio Yi Shi, che lavora alla University of Pittsburgh come docente di Biologia. Gli immunologi che hanno condotto lo studio invece, fanno parte di un network internazionale non-profit UPMC.

Attualmente sono tre le classi di nanocorpi utilizzate. Vediamoli.

  • Nanocorpi della prima classe: si legano a quella regione usata dalla proteina per fondersi con i recettori ACE2 delle cellule. In questo modo non può più connettersi alle cellule il virus.
  • Nanocorpi della seconda classe: neutralizzano quella parte della proteina che sembra essere sempre la stessa in tutte quante le varianti del virus che abbiamo conosciute fino a oggi. Si può dedurre che potrebbe essere di aiuto anche per quelle che verranno.
  • Nanocorpi della terza classe: raggiunge quelle parti che di solito non sono attaccate dagli anticorpi umani perché hanno dimensioni inferiori. Così facendo compromettono il funzionamento della proteina spike che non riescono più a invadere le cellule umane.

Tale farmaco non solo potrà essere usato in combinazione del vaccino, ma andrà bene anche per coloro che a causa di malattie autoimmuni non possono vaccinarsi.

I farmaci a nanocorpi sono sicuri e dal 2018 sono stati approvati per una serie di trattamenti su alcune malattie rare del sangue. A oggi migliaia i volontari che gli hanno usati e oltre 40 gli studi clinici che ne attestano la sicurezza.

Come è stata portata avanti la ricerca

La ricerca è stata portata avanti sin dal primo momento in cui è scoppiata la pandemia. Gli esperti infatti hanno deciso di sospendere i vari progetti in corso per dedicarsi appunto alla ricerca di una cura. Per farlo hanno iniziato a lavorare sui nanocorpi producendo diverse migliaia di tipologie differenti.

Questa varietà ha permesso di escluderne alcuni e proseguire su altri in base alle loro specifiche strutture. Lo scopo era individuare quello che si poteva legare alla proteina spike e metter fine alla sua capacità di funzionare. Diversi erano efficaci e, come ha detto il biologo, ognuno sembrava legarsi a una zona differente della proteina spike del virus.

Sono arrivati così alla conclusione che la soluzione ideale era realizzare un coctail di nanocorpi per potersi attaccare ai vari punti della proteina in modo contemporaneo, impedendole così la fuga e la mutazione.

L’efficacia dell’aerosol contro il covid-19

I criceti sembrano essere un modello ottimo nel mondo animale per gli esperimenti relativi il covid. Attualmente sembra che con una sola inalazione, viene ridotta di un milione di volta la quantità di particelle virali. Tale sperimentazione ha dimostrato che i nanocorpi sono disponibili sia per prevenire l’infezione, sia come terapia durante i primi 8-10 giorni dalla comparsa dei sintomi, proprio perché blocca la replicazione del virus.

Una volta che si aggrava invece la musica cambia perché non si tratta più di ciò che il virus fa per replicarsi, ma piuttosto di come reagisce il sistema immunitario. Ecco che un farmaco così a quel punto non serve più.

Il fatto però che sia usato nel formato aerosol sembra positivo. Questo perché quando gli anticorpi vengono iniettati per via endovenosa, solo lo 0,2% raggiunge i polmoni. Il resto lo metabolizza prima il corpo. Ecco che occorrono grandi quantità di farmaco prima che questo faccia effetto. Con i nanocorpi invece occorrono quantità decisamente inferiori.

Claudia Lemmi

Classe '89, una passato di arte che inizia con un pennello e prosegue con una biro in mano. Oggi sono web writer specializzata nella creazione di contenuti sul benessere, la salute e l'alimentazione.

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