Disturbi

Tigna: cause, sintomi e rimedi

La tigna è il termine utilizzato per racchiudere diversi tipi di infezioni da fungo che colpiscono la pelle. Il termine “tigna” continua oggi a suscitare un senso di repulsione tra le persone, più che altro per la derivazione stessa del suo nome.

Tigna infatti deriva da una parola latina “tinea”, che significa pidocchio e verme. Nel medioevo infatti vi era la credenza erronea che questa infezione derivava dalle tarme che infestano il legno, i vestiti e in generale i tessuti.

La tigna è un nome in verità piuttosto generico e serve a indicare una serie di infezioni da funghi dermatofiti e interessa gli strati superficiali della pelle.

Il fungo si nutre della cheratina che si trova sull’epidermide e si riproduce piuttosto velocemente rilasciando delle spore. Questo porta alla formazione di foruncoli che si allargano in circoli, lasciando al centro una zona di pelle sana.

Sintomi della tigna: come riconoscerla

La tigna si distingue abbastanza facilmente da altri tipi di infezioni micotiche. Questo perché l’eruzione è rossa e squamosa e crea degli anelli che lasciano al centro una zona di pelle sana. Alcune volte si trasformano in delle vesciche pruriginose.

Le zone del corpo più colpite dalla tigna sono le braccia, le gambe e il busto. Quando il problema viene ignorato o non riconosciuto, ecco che con il passare del tempo la ferita inizia a essere purulenta e può provocare un vero e proprio dolore.

Come tutte le micosi può essere fortemente contagiosa. Ecco perché è importante far si di non toccarla mai e di non entrare in contatto con questo sfogo, altrimenti prolifera molto velocemente e nel giro di poco l’infezione si espanderà in altre parti del corpo sane.

Diversi tipi di tigna, in base alla parte del corpo colpita!

La tigna sono dei miceti filamentosi che si nutrono della cheratina che si trova nello strato corneo epidermico. Questi dermatofiti però non sono tutti uguali, alcuni riescono a infettare una determinata zona del corpo piuttosto che un altra.

C’è la tigna che infetta il cuoio capelluto per esempio, cioè la tinea capitis. C’è la tigna del viso o tinea faciei oppure la tigna della barba. C’è un tipo di tigna che colpisce solo il tronco ed è la tinea corporis, c’è la tigna delle mani, che è la tinea manum. C’è la tigna dei piedi, nota come tinea pedis oppure come piede dell’atleta. Infine ci sono le pieghe inguinali che nascono a causa della tinea cruris e infine la tigna delle unghie, cioè la tinea unguium.

Come si contagia la tigna?

Come ho accennato prima, la tigna è un fungo altamente contagioso. Bisogna però capire che sul piano epidemiologico esistono due tipi differenti di dermatofiti, i quali poi a loro volta sono suddivisi ulteriormente in sottocategorie.

Da una parte ci sono i dermatofiti antropofili, i quali interessano solo la specie umana ed è possibile infettarsi da soli da una parte all’altra del corpo oppure da una persona all’altra. Ci sono poi i dermatofiti zoofili che invece interessano soprattutto gli animali, che si contagiano tra di loro, ma possono anche essere trasmessi all’uomo.

Esistono in verità anche i dermatofiti geofili, però in questo caso vivono soprattutto a contatto con il suo e infatti rappresentano in questo caso dei patogeni occasionali per l’uomo.

La trasmissione diretta infatti avviene soprattutto quando c’è il contatto diretto tra la pelle di una persona sana e quella di una persona malata. Oppure può avvenire anche per via del contatto indiretto, cioè per esempio entrando in contatto con gli oggetti privati di una persona infetta.

Come diagnosticare la tigna

La tigna è un’infezione micotica facile da riconoscere perché normalmente è evidente già a chi ne viene colpito. Comunque dovrà essere il dermatologo a confermare o smentire che si tratta appunto di tigna. Se dovesse essere incerto, è possibile confermare l’idea prelevando il materiale biologico dalla zona sospetta, così da esaminare al microscopio il fungo e catalogarlo in modo preciso. Lo specialista dopo si occuperà di prescrivere una terapia antimicotica, valutando attentamente quale in base sia allo stato immunologico del paziente, sia in base a quale zona è stata colpita oppure la gravità dell’infezione.

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